sabato 29 settembre 2007

Capitolo 2.6 - Sulla collina

Gli angeli sono brezza... che gonfia le vele dei nostri alberi maestri letti vuoti che ricordano amori, passati pagine che mancano alla fine di un bel romanzo fantasmi di questo gioco, senza regole, che è la vita. Io, che credevo di aver pianto tutte le mie lacrime e sputato via la mia anima, sono ancora qui a stringere pugni e denti contro una lapide di granito, dietro la quale non c'è niente o almeno niente che possa capire. E allora che senso ha tutto questo? Perchè ora sono qui ad implorarti, chiunque tu sia, di accettarla lì con te, io, che per anni ho urlato la mia rabbia alla luce dei lampioni, perchè non avevo un dio un po' più in alto? Io, che sono stato picchiato, bruciato, bastonato, rinchiuso, ma che ho sempre continuato a ridere, perchè se la vita è un circo, io sono il suo più grande clown. Io, ora, qui, su questa collina non riesco a trovare le parole per consolare un vecchio padre, né per chiedere perdono a dio, a dio, che è il suo mestiere perdonare. La mia legge è quella terrena, la legge scritta sulla polvere, la legge scritta con le lacrime e il sudore. La mia legge è quella dell'umana sofferenza, che non prevede la morte dei buoni, e quando questo succede, posso solo portare dei fiori su un pezzo di pietra, e provare a trovare dei responsabili in tutto questo, pur sapendo bene che la vigliaccheria, l'omertà, l'egoismo sono dei complimenti in confronto a quello che potremmo dire della razza umana tutta. Mi viene soltanto in mente una vecchia canzone che diceva pressapoco così:

"Dio di misericordia
il tuo bel paradiso
l'hai fatto soprattutto
per chi non ha sorriso.
Per quelli che han vissuto
con la coscienza pura
l'inferno esiste solo
per chi ne ha paura."

Peccato, credevo di aver trovato anch'io un posto nel progetto divino.

Alla fine del funerale accompagno Leroy a casa.
"Leroy, Cara ha lasciato un messaggio in una casella vocale e ha dato a me il numero. Diceva di aver lasciato dei documenti ad un certo O'Connor, ma qualcuno è arrivato prima di me. A quanto pare però O'Connor non ha parlato."
"Voglio ascoltarlo"
Gli do il numero e lo compone sul suo cellulare. Ascoltare la voce della figlia deve fargli un certo effetto perchè resta per qualche secondo in silenzio.
"Il SIS lavora con nuclei estremamente decentralizzati. Io stesso ho solo una vaga idea di tutto quello che sapeva Cara. L'agente speciale JH 01, quello che ha dato i fascicoli a Cara, era il terzo infiltrato nell'organizzazione. Dobbiamo sperare che ha avuto più fortuna di Cara ed è riuscito a scappare. Devo contattare i miei superiori per sapere se ha dato sue notizie, oppure è ancora nascosto in città, nel qual caso andiamo a lasciargli un messaggio".
Così mi guida per la città fredda, fino ad un appartamento. Facciamo due giri dell'isolato, ma sembra tutto tranquillo. Così scrive dei numeri su un pezzo di carta e glielo lascia nella cassetta della posta.
"E ora, vediamo che succede"

giovedì 27 settembre 2007

Capitolo 2.5 Un gentiluomo

Rientro in città e ricomincia a piovere.

Forse non sono più il benvenuto, o forse è un segno divino: dovrò ripulire le strade come fa la pioggia.

Prendo la Harbour Ave. e passando tra filari di alberi tristi arrivo in Market Square. Due bulldozer fanno bella mostra di sè mentre un paio di grattacieli iniziano ad alzarsi svogliati e sonnacchiosi.

Una volta c'erano infiniti piccoli bookshop polverosi, come quello del vecchio Jeremiah Hazelnut, e i carretti dei venditori di frutta... Non è rimasto più nulla, i vermi e i topi di città hanno mangiato quel mondo di legno e carta. E sono ingrassati.

Lincoln Street è appena dietro Market Square.
Basta imboccarla per sentire il profumo della libertà. É una parte di città del tutto incongruente con il resto, con tutte le sue piccole ordinate villette, la chiesa a metà della via e degli olmi incredibilmente vivi. Ci abitano in pochi ormai...

Arrivo al 215, nel giardino un bracchetto dorme e non si degna di aprire un occhio per guardare il sottoscritto. Non c'è campanello, busso con il batacchio a forma di leone...

Attendo un paio di minuti, sto per bussare di nuovo quando la porta si apre: in un perfetto abito di tweed verde scuro con camicia bianca e cravatta marrone, la pipa in mano appare un anziano signore di circa un metro e novanta con i capelli bianchi assolutamente in ordine. Sorride.

"Il signor Leroy Harmon?"
"Sir Leroy Harmon giovanotto, in persona, ma non si preoccupi, il mio titolo non ha valore quì."
"Mi dispiace arrivare senza preavviso ma sa..."
"Non si preoccupi, un detective non è mai in ritardo o in anticipo, arriva quando è il momento di arrivare." Si incupisce: "Devo immaginare allora che ci abbia lasciati..."
Questa volta davvero non ho la battuta pronta, il vecchio pensa troppo velocemente.

"Ma la prego venga a prendere un té."

Nel salotto oltre al pendolo, alla Union Jack, alla libreria con circa duecento volumi e alle poltrone intorno al camino acceso non c'è altro. Nobile sobrietà.

"Sa signor..."
"Blade, Maximilian Blade."
"Vede signor Blade, non ricevo visite da circa dieci anni, nè telefonate da mia figlia da quasi tre mesi. Prima di perdere i contatti, mi disse che un giorno se le fosse capitato qualcosa, avrebbe mandato qualcuno ad avvisarmi. Quindi le chiedo: come sta Cara Barol?"

Merda! Avrei voluto fare di tutto ma non il latore di messaggi funebri.

...

Non so come ma l'ho fatto, ora il vecchio sa tutto.
"Vede signor Blade, non piangerò sulla sua spalla non si preoccupi. Conosco il mestiere di mia figlia.
Lo conosco perchè fui io a inserirla nell' MI6."
"Quindi anche lei..."
"Sì, io sono il referente quì. Tengo i contatti con la vostra Agenzia.
Se mia figlia l'ha mandata quì evidentemente si fidava di lei. E lo farò anch'io: Charlotte, mia figlia, seguiva in realtà le vicende del traffico d'armi tra il vostro paese e alcuni dittatori africani, questi traffici vengono coperti e finanziati con quelli, penalmente meno rischiosi, della droga. Le aziende cinesi hanno deciso di appropriarsi di mercati e risorse di quel continente sventurato, e hanno commissioni milionarie con governi poco credibili dal punto di vista della democrazia, cui giungono, ovviamente, armi. Le armi sono fornite, paradossalmente, dal vostro paese, ovviamente in maniera clandestina, dai boss che gestiscono la droga importata direttamente dalla Cina."

Freddy...

"La geopolitica non mi interessa molto, se non ci fossero i cinesi ci saremmo noi a depredare l'Africa. Voglio solo trovare i mandanti dell'omicidio di sua figlia. La mia coscienza ne ha bisogno."
"L'aiuterò, poi avrò il resto della mia vita per maledirmi e chiedere perdono a Dio."

martedì 25 settembre 2007

Capitolo 2.4 - O'Connor

Ho uno strano presentimento. Come l'elettrostatica nell'aria, prima della tempesta. Probabilmente sono solo paranoico, ma per mettere a tacere quella vocina del cazzo, mentre la mia Ill Nino mi porta verso Muddy Creek, compongo il numero di O'Connor.
Fuori posto.
Gas.

Arrivo, ma ci sono delle volanti della polizia che bloccano la strada. Giro e parcheggio in una traversa. Scendo dalla macchina, ma non faccio in tempo a chiudere l'auto che mi sento bussare sulla spalla.
Mi giro, da persona educata, e mi becco un pugno in pieno volto.
Il tempo di mettere a fuoco l'immagine, e riconosco quel bastardo di Bauer.
"Questo è per quell'ambientale"
"Quale ambientale?"
"Blade, il giorno che ti becco ti chiudo in gabbia, getto via la chiave e per festeggiare me ne vado a puttane d'alto borgo. E ora dimmi cosa cazzo ci fai qui"
"L'hanno già ucciso O'Connor?"
"Che il diavolo ti porti Blade, potrei arrestarti per occultamento di prove"
"Ma poi nessuno ti direbbe come faccio a sapere di O'Connor"
"Giusto"
"Allora facciamo un patto: tu mi fai vedere la scena da O'Connor e io ti dico quello che so"
"Facciamo invece che io non ti arresto per il microfono e tu mi dici tutto quello che sai"
E si. M'ha proprio fregato.
"...e va bene... Cara Barol mi ha lasciato un numero di una casella vocale, in Colombia, dove diceva di aver lasciato dei documenti a questo O'Connor. In che condizioni era la casa?"
"Blade, qualunque cosa stessero cercando, di certo O'Connor non gliel'ha data: l'hanno torturato a morte, gli hanno staccato qualunque cosa si possa staccare da un corpo umano. L'appartamento era completamente distrutto: hanno persino spaccato le tracce dei cavi della corrente nel muro. Ci ha chiamato quella pettegola della portinaia, dopo aver sentito tutto quel casino. La Cia mi ha tolto il caso non appena abbiamo diffuso le generalità di Cara Barol, e probabilmente mi toglierà anche questo di O'Connor. È solo per questo che ti sto dicendo queste cose e non ti prendo a calci nel culo. Mi sono rotto di fare solo il pulisci scarpe a quelli dell'agenzia centrale e ai federali. E se vuoi un consiglio, lascia perdere anche tu."
Per la prima volta in tutta la mia vita, mi dispiacqui davvero di essermi fatto la moglie di Bauer.

E così sono di nuovo sulla strada, con la mascella un po' più dolente di prima.
L'edificio ha le scale anti-incendio esterne: se voglio dare un'occhiata in casa O'Connor mi serve un mandato dei federali, oppure un buon piede di porco, e qualche ora per aspettare che il sole vada ad illuminare posti migliori.
E, guarda caso, ho proprio un'altra persona da andare a trovare.
Spero davvero di non seguire soltanto una scia di sangue.

lunedì 24 settembre 2007

Capitolo 2.3 Visite

É domenica.
Mi sveglio di pessimo umore, ho dormito poco e male, il tiro a segno mi ha rilassato, ma ormai il compito di solitario guerriero mi sta logorando, o forse con l'età inizio a provare dubbi su ciò che ho ritenuto fosse morale per molto tempo. É possibile che stia inconsciamente preparandomi alla resa dei conti spirituale. La spiegazione che preferisco, tuttavia, è che dovrei smetterla di dormire tre ore per notte e dimenticare di riempire il frigo... credo che il frigo vuoto sia una delle cause peggiori di depressione per il sottoscritto.

É ancora presto, le strade sono vuote, il tempo è più avaro di sole che il presidente della Fed di dichiarazioni comprensibili. La domenica non si lavora, e la gente normale resta con la famiglia.
Andrò anch'io a far visita a un pezzo di famiglia: Jeff Buckley, archivista del Sistema Medico nazionale.

Arrivo in sede verso le undici, il cielo è coperto e sta calando una leggera nebbia, anche il vento ha iniziato a soffiare, non basterebbe un monsone a portare via il puzzo dall'edificio in cui lavora Jeff. Lo trovo barricato nel suo ufficio, come ogni giorno, di ogni settimana, Jeff non prende mai le ferie, Jeff non resta a casa più di otto ore al giorno, Jeff non si ammala mai, lui dice che per via del suo lavoro i microbi e i batteri lo rispettano. In realtà Jeff a soli 63 anni è completamente suonato da almeno trent'anni, papà diceva che era per il suo hobby, il pugilato clandestino.

Entro e gli piazzo le sue ciambelle domenicali al cacao sotto il naso, poi stappo i due cafféllatte e gli chiedo le quotazioni dei Sunset contro gli Hawks. Jeff mi guarda, ride, elimina due ciambelle in venti secondi circa e poi mi chiede:
"Che nome e numero ti servono?"
Maledetti matti, sono davvero la bocca della verità, ho sempre pensato che Shakespeare dicesse conse sensate.
"John O'Connor, 00470076, quanto tempo ti ci vuole?"
"Tempo, che parolone... non ho bisogno di tempo, il tempo ha bisogno di me, altrimenti non ci sarebbe. Ci hai mai pensato Max? Il tempo non ci sarebbe... devo ricordarmi di dirlo a padre O'Hara stasera in chiesa."

Tre minuti, ed ecco la risposta:
"John O'Connor, sei fortunato Max, è vicino... Muddy Creek, Stash St. 46, numero di telefono 0715678976, conosco il posto, quindici miglia dai sobborghi ovest. Ho fatto il commesso per un po' laggiù, bei tempi Max..."
"Certo Jeff, hai ragione. Ci vediamo domenica prossima Jeff, riguardati mi raccomando."

Imbocco l'uscita e in due minuti sono in strada, il vento si è fatto più impetuoso e cade qualche goccia di pioggia.
"Max!"
É Jeff alla finestra...
"I Sunset sono dati 2 a 1, ma io ti direi di giocare sugli Hawks, la quotazione è 5 a 1, ma il mestiere dei bookmaker è rubar soldi ai polli."
Rientra dentro e chiude la finestra.
Credo che un giorno gli darò retta.
Non oggi però, ho una visita da fare.

domenica 23 settembre 2007

Capitolo 2.2 Un po' più giù

Inutile. Ho bisogno di un po' di tiro al bersaglio per prendere sonno.
Prendo in spalla il mio Winchester 70 Stealth, un pacco di 51mm, e salgo in macchina.

Il porto della città fredda è il principale posto di smistamento dell'eroina di Freddy il pazzo. Funziona così: ragazzini che devono mantenere la loro famiglia, o in astinenza, vengono convinti a stare lì tra i capannoni sulla via del porto ad aspettare i tossici, con qualche bustina di ero. Intanto per strada, nascosto in una macchina, il luogotenente tiene il grosso della droga. Quando i ragazzini la finiscono, gli portano i soldi, e ne prendono altra. Così i luogotenenti non si espongono e sono sempre pronti a scappare, ai ragazzini non si da troppa roba in mano e comunque, se beccano un ragazzino, sanno che quello non parlerà mai, altrimenti gli stuprano le sorelle e gli impiccano la madre.
Ma, se si conosce come funziona, nessun sistema è perfetto. Di tanto in tanto, vengo qui la notte, a ricordare a questi bastardi, che possono anche mandare i loro tredicenni in giro, ma questo, non significa “sicurezza”. Parcheggio un po' lontano, ma la notte mi è amica in questi casi. Trovo un punto non troppo scoperto e mi ci arrampico. Il posto è l'ideale per lo spaccio, ma anche per le imboscate.
Ecco un ragazzino che sta uscendo sulla strada, ha finito le dosi. Aspetto, intanto tiro l'otturatore e lo blocco in apertura. Metto il colpo nella camera di cartuccia, ritiro il carrello per mandare in chiusura l'otturatore e dò un colpetto sulla leva oace, per stabilizzare per bene il colpo in canna.
Il ragazzino è arrivato alla macchina. Tiro su la diottra, e valuto le distanze: saranno 400 metri. Allineo l'innesto a coda di rondine alla tacca di mira, ed ecco che esce il luogotenente. Che bella giacca.

Centro degli occhi: se faccio fuoco ora gli riduco la testa come un'arachide nello schiaccianoci.
Un po' più giù.
Plesso solare: se faccio fuoco ora gli buco un polmone e rischia di sopravvivere troppo felicemente.
Un po' più giù.
Stomaco: se faccio fuoco ora difficilmente si salverà, ma morirà dissanguato tra atroci sofferenze.
Un po' più giù.
Perfetto.
Bang.

"Pronto, ospedale"
"Un'ambulanza in via Bob Robertson, c'è un ferito da arma da fuoco all'inguine"
"Il suo nome, prego?"
"...So che è una domanda di routine, ma potrebbe evitare di farmela, una volta tanto?"
"Vaffanculo"
La gente non apprezza mai la sincerità.

Capitolo 2.1 01157050551564

Sono le 2:20 a.m. quando calpesto l'umido vialetto che porta all'ingresso di casa, mentre l'odore dell'erba umida mi riempie i polmoni e le orecchie godono del silenzio notturno, rotto solo dal cigolare del cancelletto.

Ho la testa pesante, e, cosa peggiore, nessun pensiero mi attraversa il cervello... Solo il vuoto, la mia più grande paura.
Faccio una doccia e mi butto sul divano, afferro il telefono e compongo il numero lasciatomi in sfortunata eredità da Cara: 011 57 050 551564... attendo... clac:

"Siete stati connessi alla casella vocale dell'agente AK 7321, la casella contiene UN messaggio:
Sir - è la voce di Cara - ho preso contatto con l'agente speciale JH 01, ho ricevuto copia dei fascicoli da lei richiesti, sono al momento affidati alle cure di Mr. John O'Connor, numero di previdenza sociale: 00470076. Il signor O'Connor è al corrente delle nostre operazioni. Resto in attesa di nuove disposizioni."

Domande... non ho tempo, non ho voglia di pormele. Non sono confuso, non sento di essere stato usato, non ho bisogno del mio bicchiere di scotch. Non ho portato a termine il mio lavoro con Cara, Cara mi ha coinvolto nel suo.

La gente normale andrebbe dai Federali e lascerebbe loro a sbrogliare la matassa, conservando la simpatica sensazione di aver assolto ai propri doveri morali. La gente normale...

venerdì 21 settembre 2007

Capitolo 2 - L'agenda

In centrale c'è Edward Bauer stasera.
"BLADE! Maledetta quella cagna che ti ha figliato, mi sembrava di essere stato chiaro l'ultima volta!"
"Si calmi Bauer. La vittima era una mia cliente."
"Ah, ecco! Come se non bastasse, mi sventrano una donna davanti a mezza stazione e ci sei anche tu di mezzo!"
"Bauer, mi aveva chiesto di essere nascosta per qualche giorno e accompagnata alla stazione, ma non m'ha voluto dire nè da chi scappava nè perché. Non ho svolto bene il mio lavoro e per questo la mia cliente c'è finita di mezzo. Può evitarmi la predica almeno lei?"
"Brutto sacco di merda che non sei altro, non venirmi a raccontare cazzate! Non ci credo manco per il cazzo che non sai niente, ora vieni nel mio ufficio e mi racconti tutto, o stanotte ti chiudo in cella con Kelly 'la bestia', e domattina scommetto che ti si è sciolta la lingua!"
Andiamo nel suo ufficio.
"Bauer, la gente viene da me e non da voi perchè io non faccio domande. Avete identificato i cinesi?"
"Non cambiare argomento! Ora ripetimi tutto per filo e per segno, dalla prima volta che i tuoi occhi si posarono su quella ragazza fino all'ultimo passo che hai fatto prima dell'arrivo dei miei uomini! Ci sono tre cadaveri sparsi qua e là per mezza stazione, altri quattro con delle semiautomatiche addosso e dei buchi in fronte che sembra esserci passato un aereo dentro e tu mi vieni a parlare di riservatezza!"
Tra polizia e spioni non c'è un buon rapporto.
Gli racconto tutto con ordine, mentre un agente batte a macchina.
Tutto, tranne dell'agendina, ovviamente.
"Collaboriamo per capirci qualcosa?"
"Blade, sparisci dalla mia vista prima che ci ripenso e mando te a rastrellare gli intestini in giro per la stazione. Qui siamo noi che risolviamo i casi, tu torna a spiare qualche riccone che non sa tenere il pisello tra le mutande. E resta a mia disposizione in città."
Firmo la deposizione ed esco fuori. La pioggia mi batte sul volto come sputi di un dio schifato. Bauer. Testa di cazzo.
Ritiro la macchina dal parcheggio della polizia, faccio il giro dell'isolato e mi fermo davanti la centrale. Accendo la radio modificata che ho in macchina e la sintonizzo sulla frequenza del microfono ambientale che ho nascosto sotto la mia sedia nell'ufficio di Bauer. Ha solo cinque ore di autonomia, mi ci vuole un po' di fortuna.
Solo rumori di sottofondo. Meglio, così finalmente posso guardare l'agendina di Cara.

Soltanto ora, a mente lucida, la riconosco: è una mia vecchia agendina che avevo a casa e che non avevo mai usato.
La apro e sfoglio un po' di pagine. Sembra completamente vuota. La risfoglio più lentamente, e trovo una pagina con scritto qualcosa:

011 57 050 551564
-------------
Leroy Harmon
via Abraham Lincoln 215

Via Abraham Lincoln è una delle parallele dei quartieri bassi. Ma il primo numero sembra un internazionale. Tiro fuori il cellulare, premo a lungo il numero 1 e parte la chiamata automatica verso il gestore di telefonia.
"Buonasera centralino"
"Buonasera, posso sapere se 011 57 è un prefisso internazionale?"
"Certo, un attimo solo... 011 57 ha detto?"
"Si"
"Mmm... Colombia"
"Colombia???"
"Si, Colombia"
".. la ringrazio, buona sera"
Solo ora mi rendo conto di non averci capito niente di tutta questa storia.

"Capo Bauer" gracchia la radio
"Si?"
"Abbiamo identificato i quattro cinesi. Erano stati tutti schedati dopo una retata nella zona portuale, arrestati per possesso di stupefacenti. Da indiscrezioni ci risultava che fossero loro i veri gestori del traffico, ma non riuscimmo a trovare niente per incastrarli per spaccio internazionale e si fecero solo qualche anno di gattabuia per la poca droga che avevano addosso. Non sappiamo che legami possano avere con la ragazza"
"Grazie, dammi gli incartamenti e fammi sapere quando sono pronti i risultati dell'autopsia. E già che ci sei, portami un caffè."